Roero terra ritrovata

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Pubblichiamo l’articolo sul Tavoletto uscito sul numero 7 della rivista storica Roero terra ritrovata:

Magia di un luogo che avvolge e incanta il visitatore, lasciandogli una sensazione di quieto appagamento. Se dovessimo scegliere una definizione in grado di raccogliere secoli di storia e di devozione popolare, questa ci sembrerebbe la più adatta per descrivere il Santuario della Madonna del Tavoletto e il mirabile paesaggio in cui è lievemente adagiato: una magnifica cornice che permette allo sguardo di spaziare dal Roero alla Langa senza soluzione di continuità, con l’asprezza delle Rocche in primo piano e le solenni vette alpine a mostrarsi in lontananza nelle giornate terse.

Per sentire e comprendere il fascino del Tavoletto è però necessario recarvisi e respirare a fondo la sua aria, sempre fresca e intrisa del profumo millenario di molteplici vicende umane. Questa piccola altura, immersa nel dolce mare di colline circostanti Sommariva Perno, è stata infatti a suo modo un palcoscenico appartato del teatro del mondo, in cui gli echi della grande storia, ammesso che ve ne sia una, si sono sovente fatti sentire.

Il sito, in cui ci furono presumibilmente insediamenti già in epoca romana, conobbe il suo momento di massimo splendore tra l’XI ed il XIII secolo quando vi sorgeva la Villa di Tavoletto, un feudo costituito da un castello e da un piccolo borgo, con possedimenti che comprendevano terre, vigne, boschi, pascoli, fonti e chiese. Dopo il declino e l’abbandono del feudo, avvenuto tra Duecento e Trecento in seguito a decenni di scontri tra i Comuni di Alba ed Asti, a testimoniare il glorioso passato del Tavoletto rimarrà la chiesa, che esisteva con certezza nel 1565 con l’attuale intitolazione, dedicata alla Madonna (Nostra Domina Tauleto).

Il nucleo originario dell’edificio, che con ogni probabilità era stato la parrocchiale del feudo, era costituito da una sola navata, con un campanile esterno. Successivamente, tra Seicento ed Ottocento, furono fatti diversi lavori di restauro e di ampliamento, che portarono la chiesa alla forma attuale: la navata principale fu allungata, il campanile fu innalzato, venne costruita una navata laterale, furono realizzate le stanze della canonica e l’edificio esterno di servizio.

Architettura curiosa quella della Madonna del Tavoletto, come curioso è il suo destino e il vincolo indissolubile che la lega alla comunità locale. Nei primi anni del Seicento la chiesa rischiava di crollare, eppure con grande sforzo fu salvata nonostante fossero tempi di carestia, come ci ricorda una lapide infissa nel muro nord su cui è indicato il prezzo del grano nel 1628, e sempre negli stessi anni, dal 1640, si iniziò a celebrare la festa della Madonna del Tavoletto, ulteriore testimonianza della devozione per il luogo, che mai si spense nei decenni seguenti di fronte ad altre difficoltà e alla necessità di provvedere a continui interventi di restauro. Sarà forse stato il clima della Controriforma, ma senza dubbio il Seicento è stato un secolo centrale nella storia della Madonna del Tavoletto, infatti oltre ai ripetuti lavori e alla celebrazione della festa, è in questo periodo che nei documenti ricorre costantemente una figura fondamentale: l’eremita.

Abbiamo detto che la chiesa aveva gravi problemi statici, tuttavia rimase presidiata da una serie di personaggi, di solito appartenenti a ordini religiosi e comunemente appellati eremiti vista la vita solitaria che si trovavano inevitabilmente a condurre nell’ormai spopolato sito di Tavoletto. L’eremita badava alla cura della chiesa (anche svolgendo opere edili come accadde nel 1662 con l’innalzamento del campanile), a suonare le campane in caso di cattivo tempo e a svolgere il ruolo di oste, premurandosi di ospitare i viandanti che avessero avuto necessità di alloggio.

E’ una religiosità popolare intensa quella verso la Madonna del Tavoletto, a volte spinta all’eccesso in pratiche sconfinanti nella superstizione o in festeggiamenti più profani che sacri, tali da indurre a metà Ottocento il vescovo di Alba a minacciare di vietare la festa se si fossero ancora verificati “strepiti, giuochi, balli ed altri pubblici divertimenti”. Accanto a questa dimensione “bassa”, ne troviamo però un’altra decisamente “alta”, in un rinnovarsi dell’originalità che anima questo luogo e ne costituisce la peculiarità essenziale .

La Madonna del Tavoletto ha infatti ospitato al suo interno due delle più antiche pitture su tavola del Roero: la Pietà, realizzata da Gian Martino Spanzotti intorno al 1490, e l’Adorazione del Bambino Gesù, opera cinquecentesca di scuola toscana. Si tratta di due dipinti di notevole pregio, opportunamente celebrati nella mostra Imago pietatis tenutasi lo scorso anno a Sommariva Perno, la cui collocazione al Tavoletto conferma ancora una volta l’importanza del luogo per la comunità sommarivese.

Durante il XIX secolo, in ragione dell’ampliamento dei locali della canonica, la chiesa di Tavoletto iniziò ad assumere un nuovo ruolo istituzionale che si discostava dalle questioni puramente cultuali o aggregative. Si legge infatti negli ordinati del Comune di Sommariva Perno una delibera del 1861 che riguarda lo stipendio per le scuole elementari e in cui si parla della scuola di Tavoletto, gestita da un cappellano. Tra il 1886 ed il 1887 sorse addirittura una controversia tra gli abitanti delle frazioni del circondario per il trasferimento della scuola dal Tavoletto alla frazione dei Rossi. Molti genitori delle altre frazioni lamentavano la maggiore lontananza della nuova scuola e la perdita dei benefici aggiunti, generati dalla salubrità del posto.

Più volte la chiesa è stata sul punto di scomparire ed è in questa situazione che si trovava nel 2000, quando si formò l’Associazione Il Tavoletto onlus con un obiettivo preciso: restaurare la chiesa ed il sito per farne un centro culturale e di formazione ambientale. Un progetto certamente arduo e irto di difficoltà, che tuttavia dopo sei anni di lavori si è realizzato e nel 2009 ha portato alla riapertura della chiesa, che da allora viene regolarmente visitata nelle domeniche pomeriggio del periodo marzo-ottobre. Il recupero, progettato e diretto dall’architetto Massimo Blangino fino al 2008 e dall’architetto Edoardo Burdese dal 2009 in avanti, ha riguardato l’intero complesso e la sistemazione dell’area esterna, che verrà utilizzata sia come spazio per spettacoli all’aperto sia per la creazione di percorsi naturalistici a fini didattici. A tal proposito già dallo scorso anno sono state avviate le attività di collaborazione con le scuole, con l’organizzazione e la realizzazione del progetto “Vivo il Tavoletto!”, riannodando così il filo temporale educativo e formativo.

E nel settembre 2011 grazie alla vivace sede Acli di Valle Rossi anche il filo della devozione popolare è stato riallacciato con la celebrazione della messa in occasione della festa della Madonna del Tavoletto. E’ stato un momento emozionante e di forte valenza simbolica, che ha permesso a chi frequentava la chiesa da bambino di ritornarvi dopo cinquant’anni in compagnia di figli e nipoti.

Si cercherà ogni anno di ripetere tale iniziativa, perché anche se l’immediato futuro previsto per la chiesa è culturale, e non solo più cultuale, è necessario un segno di continuità col passato che preservi la memoria del luogo e ne conservi la sacralità.

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